News

Le ultime novità...

OCCHIO PER OCCHIO O PORGI L’ALTRA GUANCIA? PERDONARE GLI ALTRI E DIO – 1°PARTE

Categories: Rubriche,Sinfonia a due mani

Occhio per occhio o porgi l’altra guancia? Già nell’Antico Testamento[1] e poi nel corso del Nuovo[2], Dio invita l’uomo a non provare rancore, a non vendicarsi nei confronti di chi gli ha fatto del male, e di amare il proprio prossimo, addirittura il proprio nemico. Questa richiesta ci sembra assurda, perché spesso quando riceviamo un torto o qualcuno ci fa del male automaticamente proviamo sentimenti di rancore e, a volte, cerchiamo di vendicarci, o comunque riteniamo giusto rispondere al male subito facendo lo stesso. Occhio-per-occhio-o-porgi-laltra-guancia-
Altrettanto spesso, molte persone pensano che la causa dei loro problemi, delle loro sventure, delle loro croci, sia Dio (vedi articoli L’autostima e le maschere di Dio, Locus of control, Sofferenza), per cui si allontanano da Lui, nutrono rancore nei suoi confronti… non riescono a perdonarlo.
Il perdono è fenomeno molto complesso in quanto, così come per l’offesa ricevuta, da un punto di vista psicologico, entrano in gioco tre componenti fondamentali della persona, quella cognitiva, quella affettiva e quella comportamentale. Schematicamente, quando una persona riceve un offesa, inizialmente c’è un disorientamento cognitivo, un senso di incredulità, di smarrimento e di impotenza per il fatto di aver ricevuto un’offesa e di non aver potuto (o saputo) evitarla, tutto ciò mette a dura prova la propria autostima e la fiducia nelle proprie capacità, e parallelamente si sviluppano giudizi negativi nei confronti di chi ci ha offeso, pensando e ripensando al male subito (ruminazione). Sul piano emotivo emerge una grande sofferenza caratterizzata da indignazione, amarezza, rabbia e rancore per l’offesa ricevuta e per la scarsa considerazione manifestata nei nostri confronti da chi l’ha compiuta, vergogna e senso di colpa per non aver saputo prevedere ed evitare l’accaduto, paura per il fatto che l’offesa possa ripetersi in futuro. Sul piano comportamentale, le strategie più immediate alle quali la persona può ricorrere sono quelle della vendetta (risposta aggressiva) o della fuga (risposta evitante): questo vale anche nel rapporto con Dio. Tuttavia, a volte la persona offesa non sviluppa questo tipo di risposte negative, ma altri tipi più positivi con altrettanti effetti positivi anche su chi le attua: una di queste è il perdono, che implica sia la volontà di non vendicarsi o di evitare l’altro (non fare qualcosa di negativo), sia la disposizione a far pace e ad essere comprensivi verso di lui (fare qualcosa di positivo).
Naturalmente, anche il diavolo ci mette lo zampino, e ci pone sempre davanti agli occhi il male ricevuto, pensieri negativi ed emozioni distruttive, cui è davvero difficile a volte non dare retta, facendoci credere, arrivando a convincerci, che sia giusto non perdonare l’altro e punirlo, anche con il silenzio. Nel caso in cui siamo offesi con Dio, abbandonato o traditi da Lui, cominciamo a non andare a messa o confessarci, non pregare più, addirittura bestemmiare il suo nome e le sue azioni, credendo di fargli una ripicca che ci dà all’inizio un senso di soddisfazione e di vittoria, ma che a lungo andare non fa che lasciare un vuoto dentro di noi, un deserto, un’aridità che ci rende infelici, ci toglie la pace compromettendo anche i rapporti con gli altri, togliendoci la pace non risolvendo il problema.
Il perdono ha degli effetti positivi sulla salute psico-fisico-relazionale e sul benessere psicologico generale, riducendo i pensieri e le emozioni negative che si generano quando si subisce un torto (ruminazione, rancore, rabbia), e lo sviluppo di emozioni e comportamenti positivi come empatia, speranza e compassione, ecco perché sono stati elaborati dei percorsi per imparare a perdonare.
Dunque, perdonare fa più bene a chi perdona che a chi riceve il perdono! Malgrado ciò, il perdono è difficile da attuare, perché è un processo psicologico, oltre che il suo risultato, che comporta un cambiamento di atteggiamento cognitivo e affettivo, come abbiamo visto, e che chiama in causa dinamiche psichiche più profonde, ossia ferite antiche che si riattivano, difficoltà ad empatizzare, ossia a metterci nei panni dell’altro, a sintonizzarci con il suo stato emotivo e, quindi, a giustificare e a perdonare; possiamo avere la tendenza a dare troppa importanza all’offesa ricevuta, e rimuginare su di essa, rimanendo intrappolati (ne parleremo nel prossimo articolo).
L’impatto psicologico che il male ricevuto può avere su di noi, così come il dolore che provoca, è in gran parte soggettivo: non dipende solo dalla grandezza dell’offesa, ma principalmente dal significato che essa ha per noi, dal tipo di rapporto che ci lega a chi ci ha offeso (amico, genitore, coniuge, figlio, Dio) e dalle ferite psicologiche e spirituali che forse credevamo aver superato e che improvvisamente fuoriescono dal più profondo di noi stessi, riattivando una sofferenza rimossa e reclamano la nostra attenzione, non sapendo come gestirla. Ecco perché il perdono è un cammino non facile e che non possiamo intraprendere da soli: senza la preghiera assidua, il digiuno, i sacramenti (Eucarestia e Confessione), non possiamo resistere e respingere le tentazioni che il demonio ci presenta ogni giorno.
In questo tempo di quaresima che la Chiesa ci invita a vivere in preparazione della Pasqua, chiediamo a Dio di guarire la nostra memoria, soprattutto dalle tracce nel corpo, nell’anima, nella psiche, che gli eventi dolorosi della nostra vita hanno lasciato, i quali ci bloccano e ci tendono imprigionati. Anche se non ne siamo consapevoli, queste tracce sono segni che ci guidano nel modo di dare significato agli eventi, nel modo di relazionarci con gli altri e con Dio, anche in maniera negativa. Chiediamo alla Madonna, maestra di vita, di accompagnarci in questo cammino per imparare a perdonare e ad essere misericordiosi, com’è misericordioso il Padre Nostro, e come ha saputo fare lei nei confronti di coloro i quali hanno ucciso suo figlio, rimanendo fedele a Dio.

 

[1] Levitico 19, 17.
[2] Luca 6, 29-38; Matteo 5,38-48.

Dott.ssa Giusi Perna

Lascia un commento